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Canon 80D - Recensione

January 12, 2017

 

Se pur con un pò di ritardo, avendola da qualche mese, ecco qui la mia recensione della Canon 80D. 
Mi serviva un nuovo corpo macchina che delegasse la 700D a secondo corpo, e quello che cercavo era principalmente un'autofocus piu' veloce e una migliore tenuta Iso: insomma, una macchina piu' avanzata. MA senza voler rinunciare allo schermo touch orientabile, vera chicca di cui ormai non riuscivo (e non riesco tutt'ora) a fare a meno. La scelta ricadde sulla appena uscita 80D: 
L'ergonomia è ottima: prenderla in mano ed iniziare a scattare è immediato e piacevole. Ci sono tante ghiere e pulsanti che rendono facile la configurazione di tutti i parametri di scatto, che sono ancora piu' immediati da regolare grazie allo schermo touch.

 

Caratteristiche tecniche:

 

Il sensore APS-C alla base della 80D ha gli stessi 24MP che troviamo nelle 750 e 760D, ma è completamente diverso: per dirla semplicemente, è il miglior sensore di questo formato mai realizzato da Canon, superiore anche a quello della professionale 7D Mark II. L'aumento di risoluzione (erano 20Mpixel sulla 70D) non fa scendere la cadenza di scatto massima, che si mantiene sui 7fps grazie all'utilizzo del processore DIGIC 6 (era DIGIC5+ sulla 70D). Tra le novità abbiamo un mirino col 100% di copertura, un motore AF che passa da 19 a 45 punti, metering completamente rivisto, uscita audio per le cuffie e connettività senza fili con Wi-Fi con NFC.

La combinazione sensore/processore grafico garantisce una gamma ISO che va da 100 a 16000, estendibile fino a 25600, con un'operatività dell'autofocus anche in condizioni di luce scarsa, -3EV.

Da segnalare è anche il sistema di rilevamento dello sfarfallio (flickering) già visto su altri modelli Canon, in grado di minimizzare le problematiche legate agli scatti in prossimità delle tremolanti luci fluorescenti.

Presente anche una nuova impostazione di bilanciamento del bianco, Priorità bianco, che si propone di limitare le tonalità eccessivamente calde.

 

Buona anche la velocità di buffer: con una SD da 95 MB/s si riescono a rispettare i 10-12 secondi per elaborare circa venticinque scatti per un’autonomia di buffer che arriva fino a 53.

Sebbene rispetto alla Canon EOS 70D è ora possibile registrare video a 1080p @60 fps (contro i 30 del modello precedente), manca ancora la possibilità di registrare video in 4K.

Passi avanti in ogni ambito principale, che rendono questo modello uno dei più completi disponibili sul mercato e adatto a tutte le esigenze di scatto.

Nuove prestazioni anche per la batteria: la LP-E6N (una versione leggermente migliorata della precedente LP-E6, con cui è completamente compatibile, anche a livello di caricabatteria, introdotta con la 7D Mark 2). Si è passati da 1800 mAh a 1865 in questa nuova versione, con i Wh sono 14 invece di 13.

L’autonomia è davvero ottima, superando abbondantemente quella della 7D Mark II (670 scatti): si riescono a fare circa 960 scatti con una singola ricarica, caratteristica che davvero fa capire quanto questa batteria sia perfetta per Canon EOS 80D e come il consumo sia effettivamente equilibrato. Se poi, come me, usate la macchina con un battery grip, impugnerete ancora piu' comodamente una macchina dall'autonomia di quasi 2000 scatti: niente male !! 

 

Auto Focus:

Nella 80D Canon ha migliorato ulteriormente il Dual Pixel CMOS AF, che ha raggiunto una qualità neanche lontanamente sognata dalle altre reflex. Il fuoco in Live View stupisce, perché è veloce come quello di una buona mirrorless. Ma non finisce qui, perché la resa in AF Servo (ovvero continuo) è davvero incredibile, specie nel video. Era già discretamente buona nella 70D, adesso è di una categoria superiore.

Siamo di fronte alla prima reflex che si può usare davvero in punta e scatta con lo schermo, per altro utilissimo con la sua articolazione completa. Inoltre è stata aggiunta la funzione di inseguimento, con cui basta "tappare" su un’oggetto per "agganciarlo" e mantenerlo a fuoco dovunque si sposti nel fotogramma. Se poi eliminiamo l’elemento inseguito dal campo visivo, la fotocamere passa immediatamente in modo automatico e ricerca da sola una messa a fuoco adatta all’inquadratura. Neanche le migliori mirrorless, come la Lumix GH4, hanno una risposta così buona nell’ AF continuo in modo video, al punto che si può praticamente usare come una videocamera.

 

Va però ricordato che questo sistema presente sul sensore richiede anche obiettivi compatibili, come gli STM o i più recenti Nano USM. : con le lenti senza questa tecnologia, o con obiettivi di altri produttori, la resa non è altrettanto stupefacente, mentre si comporta abbastanza bene con le tradizionali USM.

Ho iniziato il discorso dell'autofocus partendo dal Dual Pixel CMOS AF perché è una caratteristica più unica che rara delle migliori Canon, tuttavia anche il tradizionale motore AF per rilevamento di fase ha subito un notevole miglioramento: dai 19 punti della 70D si sale a 49 nella 80D, per altro con un copertura del frame abbastanza ampia. Sono tutti a croce, 27 sensibili fino ad f/8 e quello centrale sensibile a 2.8 (che scende a -3EV, il che vuol dire che mette a fuoco anche con pochissima luce ambientale).

 

Menu':

Si possono usare ghiere e tasti freccia, ma l’interfaccia è ottimamente disegnata per l’uso con le dita e viene naturale interagirci in questo modo.

Per quanto riguarda la disposizione di tasti e ghiere, è praticamente impossibile distinguere una 70D da una 80D:  ci sono piccolissime differenze, come l’orientamento del selettore Foto/Video per il Live View e la forma di alcuni tasti, come quello del menu rapido e della riproduzione, che sono ora circolari, ma l'’approccio è il classico, molto razionale, quasi da "aria di famiglia" per chiunque possegga o abbia posseduto altre Canon di fascia alta.

 

Può disturbare un po’ l’assenza di un accesso diretto al bilanciamento del bianco, che però si può impostare dalle personalizzazioni C-Fn III / 4 al posto del pulsante Set (che di norma non fa nulla).
Qui è anche possibile abilitare la scelta del punto di messa a fuoco rapida con l’uso delle frecce sul pad direzionale.
Attivando il Live View, invece, si potrà usare direttamente il touch screen per intervenire su tempo, apertura, ISO e compensazione (a seconda della modalità di scatto attiva), mentre un singolo tocco effettuerà una messa a fuoco (volendo anche la cattura dell’immagine se si attiva la relativa funzione identificata dall’icona in basso a sinistra). Cliccando da qui sul tasto Q si attiveranno due colonne di icone aggiuntive, da cui controllare praticamente tutte le impostazioni principali di cattura.

Corpo & connessioni:

Le mirrorless, compatte, saranno anche di moda,ma impugnare una reflex di sostanza come la 80D rimane un piacere tutto diverso. Rispetto le precedenti il salto di qualità è evidente, magari non è robusta proprio come una 7D, ma il corpo è tropicalizzato (resistente quindi alle condizioni meteo avverse), e con un'ottima ergonomia.

È una di quelle fotocamere che non ti stancheresti mai di usare e i circa 700 grammi appaiono più che adeguati alla struttura.

 

Guardando la reflex frontalmente, senza obiettivo, troviamo subito sulla destra il classico tasto di rilascio dell’ottica, proprio sotto al bottone di sgancio rapido del flash (che si sgancia elettronicamente come su altri modelli, pertanto da fotocamera spenta non funzionerà), il tutto sotto alla scritta “EOS 80D”. Nella parte sinistra troviamo solo la luce di messa a fuoco, il tasto di anteprima del diaframma e un visibile ricevitore IR per telecomandi esterni.

Passando ai lati, a destra è presente solo ed esclusivamente lo slot per la SD (magari, in futuro, sull’eventuale “EOS 90D”, vedremo finalmente un doppio slot SD), e sono supportate SD di tipo UHS-I. Lo spazio per un doppio slot ci sarebbe anche stato, ma evidentemente si è preferito mantenere questa specifica come esclusività dei modelli superiori.

Le varie connessioni sono disposte a sinistra, dietro 3 sportellini gommati facili da aprire. Qui Canon ha fatto alcune migliorie importanti, ad iniziare dall’aggiunta di un’uscita audio per le cuffie. La porta multiformato (connessione al computer e uscita audio/video analogica) e quella mini HDMi sono vicine alla cerniera dello schermo, perché si presuppone (giustamente) che usandole non si dovrà mantenere il display aperto su lato. In posizione più arretrata e con una opportuna inclinazione, si trovano invece gli sportellini per uscita e ingresso audio (in alto) e telecomando remoto (in basso). Questi sono posizionati in modo tale che il display possa liberamente ruotare in tutte le direzioni senza urtare: un espediente semplice ma efficace.

Lo schermo principale non subisce variazioni rispetto la 70D, mantenendo 1 milione di punti, articolazione completa e un touch screen veloce e bene implementato, comodissimo con il Live View per fotografie da posizioni scomode o irraggiungibili fisicamente, o per i video.

 

Nell’area superiore si trova il secondo LCD, con un tasto dedicato per attivare la retroilluminazione. È stato leggermente rivisto il layout di alcune icone, ma i contenuti sono sostanzialmente gli stessi. C’è tutto l’essenziale per un controllo rapido delle impostazioni e per vedere in tempo reale eventuali modifiche sui parametri estesi (tipo modalità AF o metering) senza dover attivare il display principale.
Il mirino è sempre un pentaprisma ed è stato migliorato nella copertura, che ora raggiunge il 100%, e mantiene il buon ingrandimento di 0,95x. È "tornata" in basso e orizzontale la scala esposimetrica, dopo gli scarsi apprezzamenti per averla messa in verticale e sulla destra nella 7D Mark II. Le informazioni sono abbastanza complete e ben visibili, inoltre si può decidere di illuminare di punto di messa a messa a fuoco tramite la personalizzazione C.Fn II: Autofocus / 14.

La connessione wireless si può effettuare molto rapidamente con NFC, qualora questo sia disponibile sul nostro smartphone. Ci sono comunque molte possibilità d’uso, creando una rete punto a punto o agganciandosi ad una preesistente. Si possono salvare fino a 4 configurazioni differenti, così da non dover ripetere ogni volta l’abbinamento se si vuole usare in studio o in casa con la rete locale e in esterna con lo smartphone o il tablet. Ci sono funzioni per il trasferimento di immagini tra fotocamere, per il controllo remoto da smartphone e computer, per la stampa Wi-Fi, per l’inoltro DLNA e per l’invio diretto a diversi social network (ma è complicato da far funzionare). Sullo smartphone si usa l’app Canon Camera Connect, che ci consente di modificare manualmente i parametri di scatto (tempo/apertura/ISO) di intervenire sulla messa a fuoco e poco altro. Manca quindi l’intervento su parametri come il bilanciamento del bianco o il formato immagine. Un po’ strana l’implementazione dell’AF, che non va in automatico al tocco, come ci si aspetterebbe, ma richiede la pressione di un piccolo pulsante circolare sotto quello più grande di scatto.

Confronto tecnico:

Abbiamo parlato abbastanza delle caratteristiche tecniche, ora andiamo a vedere la resa vera e propria, grazie a www.dxomark.com :

Come vediamo dai test, la 80D riceve una valutazione complessiva di 79 punti, staccando qualunque modello Canon precedente. Questo, grazie a una profondità colore di 23.6 bit contro i 22.4 della 7D mkII, una gamma dinamica di 13.2 EV (contro gli 11.8 della "rivale"), e una tenuta iso che presenta un rumore praticamente nullo fino a 1135 iso, contro i 1082 della 7d II.

 

Insomma, una gran macchina, che sono felicissimo di avere e che ogni volta mi dà sempre grandi soddisfazioni !
 

 

 

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