Come scattare - Il diaframma

In un altro post del blog, che vi consiglio di leggere prima di questo (Come scattare - il triangolo dell’esposizione), ho introdotto l’apertura, uno dei tre parametri che compongono il triangolo dell’esposizione. In quel post, avevo scritto anche che l’apertura indica la dimensione dell’effettiva apertura del diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo. Nell’immagine potete vedere una rappresentazione di come appare un diaframma a diverse aperture: logicamente, maggiore è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra.

L’apertura si misura utilizzando un’unità di misura particolare, che probabilmente avrete letto sugli obiettivi o sulle loro confezioni e si indica con la lettera f seguita da un numero (oppure dalla f seguita dalla barra e da un numero). Possiamo avere ad esempio l’apertura pari a f2.8 oppure f11 oppure f22.

La cosa fondamentale da tenere a mente è che a valori inferiori corrisponde un’apertura maggiore del diaframma.

I possibili valori dell’apertura si distribuiscono lungo una scala che segue una progressione geometrica: f1 per un obiettivo, quindi, con diaframma aperto al massimo, f1.4, f2, f2.8, f4, f5.6, f8, f11, per andare verso un obiettivo dal diaframma sempre piu' chiuso con i valori di f16, f22, f32. I valori in questa scala sono chiamati in molti modi, tra cui numeri f o f/stop (questo, detto anche semplicemente stop, l’ho trovato più spesso) o diaframmi. In particolare, la scala qui sopra comprende gli f/stop interi. Scendendo lungo la scala (ovvero aumentando l’apertura), ad ogni stop la quantità di luce che entra nell’obiettivo viene raddoppiata. Quindi, proprio come visto nel post "Come scattare - Tempi di esposizione" e "Come Scattare - Iso" , se raddoppiamo la luce che entra nella foto, in questo caso dal diaframma (se ad esempio se da f5.6 scendiamo a f4), dovremo dimezzare il tempo di esposizione (ad esempio, portarlo da 1/400 a 1/800) oppure dimezzare gli Iso (ad esempio, portarlo da 200 Iso a 100 Iso). Le macchine digitali attualmente in commercio che danno la possibilità di controllare l’apertura, permettono tutte di selezionare anche i terzi di f/stop. Per conoscere il loro valore è sufficiente dividere in tre parti uguali lo spazio tra due f/stop interi ed arrotondare al decimale. Quindi, ad esempio tra f2.8 e f4 abbiamo f3.2 ed f3.5. All'inizio della propria esperienza fotografica potrebbe essere difficile associare l'alta apertura ai numeri "bassi", allora proviamo ad immaginare il diaframma unendolo ai tempi di scatto, associandoli ad un rubinetto che riempie un bicchiere: a rubinetto aperto al massimo ci vuole POCO tempo per riempire il bicchiere così come a TA (Tutta Apertura) ci vuole POCO tempo (tempo rapido) per una corretta esposizione; a rubinetto gocciolante, quasi chiuso, ci vuole MOLTO tempo (tempi lunghi) per una buona foto.

Ma basta con i tecnicismi. Andiamo a vedere quali sono gli effetti dei possibili valori di apertura sulle nostre foto. Più precisamente, vediamo come l’apertura influisce su uno strumento artistico fondamentale: la profondità di campo.

Apertura - profondità di campo

Tra tutti gli aspetti di una fotografia su cui l’apertura influisce, la profondità di campo è, secondo il mio stile fotografico, assolutamente il più importante. In poche parole, la profondità di campo indica quanta parte della foto è a fuoco. Per essere più chiari, vediamo questi due esempi: una foto di un particolare di Lara Croft con paesaggio sfocato ed una foto di architettura, una piazza dove tutti i particolari sono a fuoco.

Nella foto di Lara vediamo uno sfondo piacevolmente sfocato, che contribuisce ad isolare il soggetto. Come probabilmente avrete intuito, in questo caso l’apertura è molto ampia, ossia l’f/stop è un valore basso. Nella foto di esempio, l’apertura è pari a f1.4.

La porzione di immagine che risulterà a fuoco dipende sia dall’apertura che dalla distanza relativa tra il fotografo e il soggetto messo a fuoco e tra il soggetto e lo sfondo.

Nel paesaggio, in questo caso cittadino (il soggetto è la splendida Piazza Unità, di Trieste) la profondità di campo è molto elevata. Infatti tutti gli elementi della scena, dal primo piano fino allo sfondo sono perfettamente a fuoco.

In questo caso l’apertura è molto piccola, ovvero l’ f/stop è un valore alto. Più precisamente, in questo particolare esempio, l’apertura è pari a f22.

Volendo dare una indicazione di massima, possiamo dire che :

  • gli f/stop inferiori a f/8, sono quelli che servono ad isolare i soggetti perché permettono di sfocare porzioni di immagine anche molto ampie (soprattutto da f/2.8 in giù);

  • gli f/stop f/8 ed f/11 corrispondono ad aperture generiche, diciamo multiuso, da usare quando non è importante isolare un singolo soggetto o al contrario avere la scena completamente a fuoco;

  • gli f/stop superiori ad f/11, invece, sono quelli da usare quando con la foto che stiamo scattando vogliamo raccontare una storia, che avrà un inizio, uno svolgimento e una fine, ovvero un primo piano, un piano intermedio ed uno sfondo, e vogliamo che tutti e tre siano perfettamente a fuoco.

Un ottimo esercizio che si può fare per prendere confidenza con l’apertura è selezionare sulla macchina fotografica il modo di scatto a priorità d’apertura (contrassegnato da una A maiuscola, o da Av, in base ai modelli) e provare a fotografare lo stesso soggetto usando diverse aperture e provando per ciascuna apertura diverse distanze tra noi e il soggetto e tra il soggetto e lo sfondo. Ancora meglio se abbiamo a disposizione un obiettivo che ci permetta aperture piuttosto ampie, come f/2.8 o, o superiori.

Spero di essere stato abbastanza chiaro e non troppo prolisso, per qualunque dubbio non esitate a chiedere nella sezione commenti qui sotto.

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